La vita di traverso di Casey Stoner

Pubblicato: luglio 18, 2012 in Motori, Sport
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Di traverso ci si nasce, sennò è difficile mettercisi. Si sta scomodi e si rischia di farsi male. Il traverso è una posizione difficile, instabile, non convenzionale. Come Casey Stoner. Lui ci è nato, di traverso, nel settembre dell’85, nella profonda Australia della natura selvaggia. Dove ci si alza quando schiara e si va a dormire quando fa buio. Dove la giornata è scandita dal lavoro in fattoria e dalla famiglia. E dalla solitudine. Lo spazio infinito che lo circondava gli è servito a capire di divertirsi un mondo con quel trabiccolo che chissà perchè gli è caduto tra le mani, in fondo era un regalo di sua sorella, non suo. Si divertiva e ci sapeva fare. Tanto bastava per provare le prime garette. E’ arrivato il mondiale. La fama. La gloria. Ma Casey Stoner è sempre stato, visibilmente, un personaggio diverso da chiunque avesse mai avuto successo nel suo sport. Introverso, musone, solitario, incazzoso. In derapata sempre e comunque. Più veloce del vento anche quando, vivaddio, la moto non andava e gli altri facevano una top ten che già andava benone. Gli altri. Non lui. Ha vinto molto. Ha perso moltissimo. Ma soprattutto, ha annunciato che mollerà tutto all’apice della sua carriera sportiva. Per capire il perchè di una scelta scioccante e spiazzante, per chi si era innamorato del suo modo “rough” di maltrattare la Honda, è necessario accettare il fatto che Casey Stoner è nato di traverso. Non poteva essere diverso da così e non poteva farsi cambiare più di tanto dai soldi.
Ci vogliono due palle così, per guidare una due ruote da 200 cavalli nel modo in cui lo fa lui, in apnea dal primo metro che te la metti sotto il sedere.
Ci vuole ardore e foga per andare in cerca della vittoria, perchè solo quella conta e ti fa sentire così appagato, e ti rilassa la mente e ti da tregua per un attimo, prima di addormentarsi. Prima di sognare la prossima gara; il prossimo obiettivo.
Ci vuole un caratteraccio duro e un tantino spocchioso e arrogante per incazzarsi e piantar la un muso così in mondovisione perchè la moto non va come dovrebbe, e fregarsene degli sponsor e del “cheese” d’ordinanza ai fotografi.
Soprattutto, è necessario una sicurezza dei propri mezzi che quasi rasenta il menefreghismo di tutto all’infuori di sè stesso per affermare (sempre in mondovisione, s’intende) che no, il modo in cui i capoccia di questo sport mandano avanti la baracca proprio non va bene; le scelte sono tutte sbagliate e le conseguenze verranno pagate presto; che lui non ci sta e non si diverte più e che quindi ha deciso che da domani (fine anno, per la motogp, è come domani) lui si chiama fuori. Punto. Non si discute.
Casey Stoner ha due palle così, ardore e foga. Un caratteraccio duro e puro. E sostanzialmente, anche un menefreghismo totale per ciò che è al di fuori della sua famiglia, sè stesso, il suo mondo.

La MotoGP è un mondo diverso. Parallelo. Fatto di regole e fair play quanto basta e ambizione. Sorrisi smaglianti e avidità. Divertimento e voglia di arrivare, non importa come. Soldi soprattutto. Di sponsor che finanziano imberbi liceali con la passione (a volte sana a volte no, mica i liceali sono tutti casti e santi) per la velocità e gli insegnano a farla diventare un affare maledettamente serio; che se va male te ne torni da dove sei venuto, ma se va bene…Ah beh, se va bene, qui entra in gioco il fair play nella sua variante più subdola: la “riconoscenza”, la chiamano.
Io ti ho finanziato? Bene, mi aspetto un ritorno. Mi aspetto che lotti, che vinci, che dai spettacolo, che ti metti il berretto giusto e che fai “smile” alle telecamere. E’ un mio diritto! Senza di me tu non saresti qua! Se non puoi vincere, ne parliamo dopo e valutiamo. Ma intanto, “smile” alla telecamera; su quello non transigo. Se fai bene il compitino, potrebbe arrivare a renderti parecchio. Qualche milioncino; per chi vince tanto  (al solito, il come importa relativamente) addirittura più di una decina all’anno. L’importante è che mi vendi l’anima, perchè, te lo ripeto, senza di me, sponsor, tu non esisteresti neanche.
E invece Casey Stoner esisterebbe lo stesso. Solo lo saprebbero quanche milione di persone in meno, nessuna di quelle che per lui contano davvero. Si divertirebbe lo stesso, in moto o come lo chiamano quel trabiccolo della sorella, in giro non si sa dove, perchè tanto in Australia ti ci perdi, se non stai attento. Sarebbe costretto a fare esattamente le stesse cose che faceva dieci anni fa con suo padre e che rifarà tra un anno, sempre con suo padre. Alzarsi quando schiara, procurarsi il cibo alla fattoria, andare a dormire quando fa buio.
E’ nato di traverso.

Due mondi  che non s’incontreranno mai, Casey e il business della MotoGP, che piaccia l’uno o l’altro. E non è neanche tanto strano che la magia di Stoner al manubrio si sia così opacizzata, guarda caso dal giorno esatto dopo il famigerato scellerato annuncio. Che v’aspettavate? C’è gente che ha investito su di lui. L’ha preso quando era un ragazzino imberbe e l’ha portato in cima al mondo. E adesso che è arrivato all’apice, si aspettava, giustamente di capitalizzare. La Honda, certo. Ma anche la Repsol. E, soprattutto la Dorna, che tutto gestisce e tutto manovra (tanto da assicurare che “Rossi avrà una moto competitiva”..il che, detto da chi “gestisce” il business, dovrebbe scandalizzare davvero! E invece, tutto sotto silenzio). Il ragazzo è ingrato. Ha preso tutto e sputa sul piatto dove ha mangiato. Non merita altro che finire nella polvere, lui e la sua corona iridata. Ci sono altri eroi da innalzare, che saranno più rispettosi di chi li ha portati fin li e, magari, c’arriveranno con uno stile più composto e conforme al buon gusto..non sempre così di traverso..

Casey Stoner, al solito, s’incazza perchè la moto non va e lui non si diverte. Ma già conta i giorni. E quando, tra un anno, al primo chiar del dì, si alzerà dal letto, avrà altro a cui pensare. Lui sarà sempre, a modo suo, felice. Chi nella MotoGP, può dire lo stesso?

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